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Lo sviluppo della resilienza familiare

Lo sviluppo della resilienza familiare

Per resilienza familiare intendiamo la capacità di un gruppo con storia ed in particolare la famiglia, intesa come unità funzionale, di uscire dalle situazioni avverse in maniera migliore di come si è entrati.

Il concetto nasce dalla trasposizione delle scienze ingegneristiche, essa infatti viene definita in tale campo come la capacità di assorbimento di energia durante la frattura di un materiale sottoposto a carichi rapidamente variabili (Colombo, 2012).

Questo concetto in ambito psicologico viene trasposto e metaforicamente utilizzato per rappresentare la capacità degli individui e dei sistemi viventi di resistere a situazioni di crisi particolarmente difficili, utilizzando le risorse che il contesto offre ed allo stesso tempo trasformandole in opportunità di sviluppo e crescita, utili poi a fronteggiare una volta apprese nuove situazioni avverse.

Volendo sintetizzare il concetto possiamo utilizzare una frase del filosofo tedesco Nietzche che scrisse nel suo libro Ecce Homo. Come si diventa ciò che si è  “Ciò che non mi uccide mi fortifica” (Nietzsche & Calasso, 1991).

Una delle più influenti esponenti del modello clinico fondato sulla resilienza è Froma Walsh.

Analizzando tutti i risultati delle ricerche precedenti e integrandoli con i risultati delle proprie, Froma Walsh arriva ad identificare i processi fondamentali che si verificano nello sviluppo della resilienza familiare. Ella identifica una serie di processi, divisi in tre ambiti, che possono essere applicati, in modalità e misure diverse, a tutti i nuclei familiari a prescindere da quale sia la loro esperienza pregressa.

Per prima cosa l’autrice individua l’ambito dei sistemi di credenze di una famiglia, come aspetto essenziale e molto potente capace di determinarne la resilienza. Per sistemi di credenza ella intende i valori, gli atteggiamenti, le convinzioni, ed i pregiudizi capaci di orientare le azioni di tutti i membri del sistema.

Le credenze secondo Write, Watson e Bell sarebbero infatti il cuore della guarigione e della malattia nelle famiglie, capaci quindi di orientare l’individuo e la famiglia verso l’una o l’altra (Simón, 1992).

Il primo processo nell’ ambito dei sistemi di credenze descritto dalla Walsh è quello di dare significato all’ evento avverso, la capacità di chiarire una situazione critica e assegnarle un significato lo rende più sostenibile. In una famiglia, che attraverso il processo di significazione aumenta la propria resilienza, l’evento doloroso elaborato può indurre un cambiamento talmente grande da attivare processi di riorganizzazione nel breve termine e di adattamento dei componenti della famiglia nel lungo (Walsh, 2008).

La resilienza dei sistemi familiari può essere promossa normalizzando e contestualizzando il disagio in maniera tale da espandere i loro orizzonti interpretativi dando significazioni a domande del tipo: come mai è successo? perché è successo? etc. Normalizzare significa far comprendere alle famiglie in difficoltà che il disagio è una condizione naturale dell’esistenza umana e non una condizione immanente ed esclusiva.

Una volta compresa e contestualizzata l’esperienza dolorosa si passa poi alla valutazione delle aspettative future, ovvero in che modo questa esperienza possa essere superata e cosa fare affinché sia superata.

In tal modo la famiglia dovrà fare anche una disamina di quali risorse possiede e su quali fare affidamento per il superamento del momento di crisi.

Il secondo insieme di processi individuati nell’ ambito dei sistemi di credenze è la visione costruttiva ovvero la disposizione positiva nel superamento delle avversità. Infatti alimentando la speranza l’individuo continua a dare il massimo anche in situazioni difficili, ritrovare la speranza in una famiglia significa tornare ad investire nella ricostruzione della propria vita.

L’ atteggiamento positivo nei confronti della vita aiuta inoltre ad affrontare le avversità con maggiore coraggio e a riconoscere ciò che si può fare e ciò che non può essere cambiato, ovvero i propri limiti.

La terza gamma di processi ha a che fare con la natura delle credenze:

Le credenze chiamate dall’ autrice “trascendenti” permettono di dare un senso ed uno scopo più alto, al di là del singolo individuo e della singola famiglia, ai momenti di crisi nel corso della vita. Esse quindi richiamano la sfera morale dell’individuo e della sua famiglia.

Molte delle credenze fondamentali hanno origine dalla religione e dalla spiritualità, le religioni infatti sono sistemi organizzati di credenze, che attraverso i propri precetti, rituali e liturgie offrono linee guida per affrontare i momenti più importanti della vita. Non in tutti gli individui le credenze religiose coincidono con quelle spirituali, ma in ogni caso entrambe permettono l’evoluzione e il superare la crisi.

I soggetti dotati di una maggiore spiritualità affronteranno con minor turbamento le avversità, valutando la crisi anche come opportunità di crescita (Walsh, 2003).

trascendenza

Il secondo ambito su cui si focalizza lo studio della Walsh è quello delle strutture organizzative familiari. Questi sono influenzati sia dai sistemi di credenze familiari che dalle credenze culturali della società in cui si vive.

La struttura organizzativa familiare, nello sviluppo della resilienza riveste un ruolo fondamentale nel momento in cui essa è dotata di flessibilità.

L’ essere flessibile infatti la preserva nell’ affrontare le avversità, ovvero la famiglia deve essere capace di adattarsi, di mantenere un equilibrio, restando solida pur nel cambiamento. Viene introdotto cosi il concetto di stabilità nel caos, che permette attraverso i rituali e le routine quotidiane di dare continuità all’ azione familiare.

Imprescindibile per ottenere ciò è la presenza di una leadership forte ed autorevole all’ interno del nucleo familiare, che sia in grado di guidare tutti gli altri componenti e di proteggere i più vulnerabili della famiglia.

Il secondo processo capace di strutturare l’organizzazione familiare è data dalla coesione o compattezza tra tutti i membri della famiglia. Essa valuta la qualità dei legami familiari analizzando le coalizioni, i tempi e gli spazi condivisi, l‘ esistenza di reti amicali e di interessi. Le famiglie caratterizzate da forte coesione tra i loro membri, nelle quali vi è rispetto dei bisogni individuali e delle differenze, risultano più orientate verso il futuro, quindi costituiscono sistemi maggiormente resilienti.

L’ ultimo processo nell’ ambito della struttura organizzativa familiare è quello di utilizzare le risorse sociali economiche a disposizione. Un maggiore sviluppo della resilienza si ha nei nuclei familiari che in caso di avversità attivano la propria cerchia familiare, le reti sociali e comunitarie di sostegno. E’ essenziale per essi costruire una propria sicurezza economica e trovare un equilibrio tra famiglia e lavoro (Walsh, 2008).

La Walsh individua come terzo ed ultimo ambito, atto a favorire il funzionamento familiare, quello dei processi comunicativi.

Uno sviluppo della resilienza familiare, sintomo del buon funzionamento dell’organizzazione della stessa passa sicuramente attraverso messaggi chiari e coerenti, sia in parole che in azioni. La chiarezza delle regole familiari è importante almeno quanto le regole stesse, dato che da esse derivano le interazioni tra gli individui ed i comportamenti da tenere.

Le informazioni tra gli individui dello stesso nucleo familiare devono passare in maniera coerente senza alimentare aspettative ambigue, bisogna sempre richiedere e raccontare la verità.

Altro processo fondamentale, derivante da una buona comunicazione è la condivisione delle emozioni. In particolare una buona resilienza si riscontra nelle famiglie con interazioni caratterizzate da toni allegri, affettuosi con un approccio alla vita ottimistico gioioso e sereno.

Gli individui di una tale famiglia sono in grado di esprimere e tollerare qualsiasi stato d’ animo, da quelli positivi come la tenerezza, la gratitudine, la felicità ma anche di esprimere sentimenti a connotazione negativa come la rabbia, la tristezza, la paura.

Quando uno dei membri della famiglia si mostra sconvolto da un evento o in qualche modo insoddisfatto, gli altri membri dimostrano in maniera empatica la capacità di entrare in contatto con il disagio mostrato e reagiscono sia a parole che con azioni. Vi è quindi un’assunzione di piena responsabilità dei propri sentimenti e comportamenti e si evita qualsiasi tipo di colpevolizzazione.

L’ ottenimento di interazioni piacevoli passa anche da un sano umorismo.

Esso aiuta le famiglie a far fronte a situazioni difficili, ha la capacità di allentare le tensioni e può aiutare i vari membri della famiglia a diminuire lo stato di ansia provocato da eventi spiacevoli. Inoltre l’umorismo favorisce i confronti diretti tra i vari membri, aiutando ad accettare anche i fallimenti o gli errori.

Un altro processo importante nello sviluppo della resilienza familiare è l’utilizzo di strategie collaborative nella risoluzione dei problemi. E’ essenziale che le famiglie gestiscano in maniera efficace, le crisi impreviste o una condizione di difficoltà persistente attuando strategie ben congeniate. Infatti ciò che definisce la resilienza familiare è fondamentalmente la capacità di gestire i conflitti, impegnandosi tutti a collaborare per cercare una soluzione ai problemi. Questo significa anche possedere una certa capacità di tollerare il dissenso negli altri individui utilizzando il dialogo come forma risolutiva delle relazioni simmetriche.

Effettuare quindi discussioni critiche è importante nei processi decisionali attraverso la negoziazione nelle relazioni affinché si possa riparare alle offese ed ai fraintendimenti. Durante queste discussioni è fondamentale mantenere un tono emozionale positivo.

Un tono emozionale negativo tra i membri di una famiglia come può essere un tono caratterizzato da rabbia, frustrazione, sconforto, può determinare una paralisi del sistema che impedisce del tutto di gestire in modo efficace le problematiche e quindi ne impedisce la risoluzione.

Qualora il sistema familiare sia stato in grado di identificare i problemi, discutere con i membri interessati e abbia gestito il conflitto, può concentrarsi sugli obiettivi, imparando dai propri fallimenti ed errori. In tal modo esso si porrà in una posizione cosiddetta proattiva.

Se esso è riuscito a risolvere la maggior parte dei problemi senza grosse complicazioni, sarà in grado in futuro di prevenire i problemi, scongiurare le crisi e predisporsi positivamente ad affrontare le sfide future.

In altre parole la valutazione dei risultati ottenuti potrà aiutare la famiglia ad affinare le strategie impiegate facendo in modo che essa abbia sempre un piano b.

Nell’approccio terapeutico sistemico-relazionale orientato alla resilienza sarà importante cercare di favorire con opportune strategie e strumenti i processi descritti al fine di sostenere e rafforzare le famiglie in difficoltà. Recuperare e rinforzare la resilienza dei singoli componenti andrà ad influenzare la famiglia nel suo insieme aiutandola cosi nel processo di guarigione e proteggendola dalle avversità future.

Rutter nel 1987 identifica i meccanismi protettivi che possono attivare i processi sottesi allo sviluppo della resilienza familiare.

Esistono interventi volti alla riduzione dei fattori di rischio quali:

  • Anticipare ad affrontare eventi avversi
  • Ridurre l’esposizione a sollecitazioni stressanti
  • Comunicare fatti ed eventi cercando di modificare le credenze catastrofiche.

Interventi volti a contenere reazioni negative che possono sfociare in violenza come:

  • Attenuare gli effetti dello stress
  • Modificare le strategie di coping disadattivo
  • Resistere agli stati di tensione prolungata ed alle situazioni di stallo

Interventi diretti a rinforzare i processi protettivi e ridurre le vulnerabilità:

  • Valorizzare le risorse familiari
  • Orientare le risorse disponibili in direzione della ripresa
  • Anticipare e prepararsi ad accogliere nuove sfide.

Interventi diretti a sostenere l’autoefficacia della famiglia e dei singoli:

  • Far emergere competenze e senso di coesione attraverso impegni congiunti e collaborativi
  • Affrontare le sfide al fine di potenziare la capacità di tenuta a lungo termine in situazioni di crisi (Rutter, 1987).

I terapeuti possono in tal modo sintonizzarsi sulle difficoltà della famiglia e sulle risorse che possono essere utilizzate per risolverle. Con questo metodo le famiglie possono essere sostenute ed aiutate non solo a valutare la situazione critica in cui si trovano e ad individuare le strategie di coping atte a contenerne i rischi ma anche a trovare nuove soluzioni che supportino le capacità di ripresa. Ciò permetterà al sistema familiare di favorire, tramite questi interventi maggiormente il processo di autopoiesi.

Lo sviluppo di una resilienza familiare influisce in definitiva sul benessere psico-fisico del sistema famiglia.

Tutti questi strumenti infatti favorirebbero il processo di guarigione dell’individuo tramite una maggiore consapevolezza di sé e dei funzionamenti delle dinamiche della propria famiglia. Inoltre fornirebbero gli strumenti necessari a prevenire ed affrontare meglio in futuro gli eventi dolorosi.

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Dott. Bruno Abbondanza

bruno abbondanza

Psicoterapeuta sistemico relazionale e familiare

Ordine degli Psicologi della Campania N° 4675 / Sezione: A – Annotazione nell’elenco degli Psicoterapeuti art.3 Legge 56/89

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