Dall’ analisi di un lavoro in corso di pubblicazione di G. Galdo dal titolo “Appunti per un uso clinico della dimensione onirica nell’ approccio sistemico relazionale” è possibile analizzare alcune funzioni del sogno che vanno in maniera complementare con il ruolo di guardiano del sonno espresso da Sigmund Freud.

L’ autore infatti afferma che una delle funzioni principali del sogno è di essere anche guardiano della soggettività, ossia della consapevolezza di sé; durante il sonno profondo infatti  la soggettività viene perduta, si perde il contatto con il reale e si inizia una navigazione nella quale l’esperienza onirica ci mette in contatto con parti di noi, non manifeste nella veglia alla coscienza, al risveglio la soggettività viene riacquisita ridando alla coscienza nuovamente percezione della realtà e di sé (Galdo, n.d.).

Questa idea trova alcune analogie a mio parere con le esperienze vissute durante le tecniche di visualizzazione creativa e di immaginazione attiva, il sonno durante la fase onirica genera in maniera spontanea e non indotta, le immagini bizzarre e assurde che tutti abbiamo esperito almeno una volta nella nostra esistenza e che assomigliano molto alle esperienze simboliche e surreali generate in fase di veglia con l’ausilio delle tecniche menzionate, entrambe le esperienze avrebbero la funzione di mettere in contatto la coscienza con parti profonde di sé; la destrutturazione che accade durante la fase onirica che coinvolgerebbe la nostra stessa soggettività, come nel caso dell’ antico aforisma di Chuang Tzu “dell’ uomo che ha sognato di essere farfalla” avrebbe probabilmente la funzione di restituirci poi da svegli nel momento della ristrutturazione, delle consapevolezze più profonde e consistenti.

L’ idea suggerita dalla saggezza orientale, che il nostro essere può esser visto come un fiume che fluisce ininterrottamente e senza sosta e non è mai uguale all’ istante precedente, e che la mente come ci descrive la Pert è generata dalla sua totalità (Pert, 2012), ci porta inoltre ad ipotizzare che il sonno funzione della mente, possa avere non solo un ruolo di guardiano ma anche di plasmatore della soggettività; infatti attraverso l’ elaborazione del “linguaggio onirico” ossia di quelle esperienze assurde, fantastiche ed a volte illogiche vissute durante il sogno, e che coinvolgono l’ essere nella sua totalità, la soggettività verrebbe allo stesso tempo protetta ma anche cambiata, attraverso forze interne omeostatiche ed allo stesso tempo positivamente retroattive.

Questa possibilità del sogno di cambiare ed allo stesso tempo preservare durante la notte il nostro essere trova pieno riscontro con le funzioni del sogno descritte da M. Jouvet.

L’ autore infatti dai suoi studi sul sonno ed i meccanismi neurofisiologici correlati ad esso individua uno stato mentale caratterizzato da una ricca attività onirica che definisce “sonno paradossale”. Durante questa fase si mettono in gioco i sistemi sensoriali in prevalenza visivi, ed i sistemi motori che verranno poi inibiti affinché il sognatore possa trovarsi paralizzato ed immobile, a volte queste stimolazioni motorie possono superare per intensità le inibizioni provocando dei piccoli movimenti durante il sogno (Jouvet, 1991).

Jouvet sostiene che durante la fase di sonno paradossale, il cervello venga trasformato e riprogrammato attraverso un apprendimento filogenetico endogeno, dunque plasmi sé stesso, difendendosi però allo stesso tempo dai continui cambiamenti dell’ambiente al fine di preservare la propria identità ontogenetica.

Durante questa fase di elaborazione ci sarebbe quindi una difesa della nostra eredità psicologica individuale dagli assalti della realtà esterna che esige continui adattamenti, il sogno quindi avrebbe una funzione di riprogrammazione interna, al fine di arricchire retroattivamente positivamente il nostro essere dal confronto con le esperienze della realtà esterna e da altre realtà ontologiche, ma anche di difesa della propria identità dall’ enorme quantità di informazioni e dai cambiamenti che provengono dall’ esterno che minaccerebbero quello che G. Galdo definisce un Io virtuale “fragile” bisognoso di una continua manutenzione.

Un’ altra funzione del sogno che potremo definire relazionale ci giunge dal mondo antico, ed è quella sciamanica, G. Galdo nel suo lavoro appunti per un uso clinico della dimensione onirica nell’ approccio sistemico relazionale, ci descrive l’importanza del ruolo degli sciamani dei territori sardi durante le festività rituali.

Questi ultimi con l’ausilio di sostanze psicotrope inducevano i presenti alla stimolazione di fantasie ed attività oniriche; il giorno dopo ricevevano i partecipanti e li invitavano a raccontare i loro sogni cosi da offrire loro in tempi difficili, una guida ad un futuro incerto dando un’interpretazione a ciò che è sconosciuto. I Nuraghi erano secondo quest’ ipotesi degli edifici religiosi, dove viveva lo sciamano, ed attorno ai quali si radunavano gli abitanti dei dintorni, in capanne con funzione residenziale limitata ai giorni della cerimonia rituale (Galdo, n.d.).

Questa idea di interpretazione onirica per trovare un futuro più soddisfacente in tempi difficili, si è conservata oggigiorno nella smorfia napoletana, secondo questo libro che molti fanno risalire alla tradizione cabalistica ebraica, il materiale onirico può essere analizzato ed interpretato da sciamani moderni per vincere al gioco del lotto, ogni sogno ha una sua precisa interpretazione e corrisponde ad un numero da giocare, secondo questo tipo di metodologia tutto ciò che accade durante il sogno sarebbe quindi derivante da simboli ben precisi che devono essere decodificati, questi numeri sarebbero portati da santi, entità e parenti dei defunti che donerebbero alla persona viva la speranza di un futuro economico migliore.

Una delle funzioni più affascinanti del sogno è quella euristica, quest’ ultima può essere sicuramente correlata al sogno descritto da Einstein; lo scienziato nella sua autobiografia raccontò che durante la notte si vide a cavalcioni di un raggio di luce avendo davanti a sè uno specchio, questa immagine gli diede l’ idea per elaborare poi la teoria della relatività (Einstein et al., 1979).

Nell’ articolo  di Focus 9 sogni che hanno cambiato il mondo del 2015, viene raccontato di come Larry Page co-fondatore di Google sviluppò dopo un sogno l’ idea di un motore di ricerca come Google, oppure del Dottor Otto Loewi che si svegliò durante la notte per scarabocchiare alcune sue idee su un foglio, che poi si rivelarono le basi della teoria che gli fece vincere il Nobel per la fisiologia nel 1936 per la scoperta dei neurotrasmettitori, o della storia di Gregory Mendelelev che spiegò di come un sogno gli fornì una rappresentazione migliorata della tavola periodica già immaginata oppure del chimico Friedrich Kekulè che sogno un serpente che si mordeva la coda e da quella visione onirica capì che la molecola del benzene era esagonale (Spagnuolo, 2015).

Sembrerebbe quindi che il famoso detto “la notte porta consiglio” custodisca una profonda saggezza.

Questa ipotesi della funzione euristica, troverebbe pieno riscontro dagli esperimenti di Lewis; nel suo articolo del 15 maggio pubblicato su Trends in Cognitive Sciences nel 2018.

La scienziata ipotizza che una delle funzioni più importanti dei sogni sia quella di riorganizzare le informazioni della propria conoscenza e trovare soluzioni creative fuori dagli schemi, in particolare secondo questa ricerca durante il sonno ci sarebbe un’interazione tra sonno Non Rem e sonno Rem che faciliterebbe questi due processi.

Durante la prima fase di sonno Non Rem infatti si può notare nel cervello un’attivazione dell’ippocampo e della corteccia che sarebbero quindi in interazione tra loro, i ricordi/informazioni catturati dall’ ippocampo verrebbero così riprodotti, e nel momento in cui verrebbero rilevate somiglianze con altre informazioni, esse sarebbero archiviate nella corteccia, riorganizzando così la mente.

Nella seconda fase invece del sonno Rem non ci sarebbe interazione tra ippocampo e corteccia, in questa fase di sonno inoltre si attivano le onde cerebrali, dette ponto-genicolo-occipitali, che stimolano l’accensione casuale di aree della corteccia, contribuendo a creare associazioni mentali nuove e inaspettate non dipendenti da criteri di similitudine, quindi la corteccia sarebbe libera di riprodurre quelle memorie immagazzinate in precedenza in qualsiasi combinazione indipendentemente dal fatto che siano simili, e permetterebbe al cervello in maniera euristica di trovare nuove connessioni e dunque nuove soluzioni creative a problemi (Lewis, Knoblich, & Poe, 2018).

Il sonno quindi durante la fase Non Rem avrebbe la funzione di elaborare organizzare ed ordinare le informazioni assunte durante la veglia e successivamente durante la fase Rem trovare nuove soluzioni ai problemi in maniera creativa.

Siamo in grado quindi concludere affermando che possiamo trovare alcuni punti di contatto tra le funzioni del sogno ed i processi coinvolti nelle tecniche di immaginazione attiva e visualizzazione creativa.

Quello che abbiamo precedentemente definito “linguaggio onirico” sembrerebbe infatti avere molti punti in comune con il “linguaggio immaginifico” simbolico e metaforico dell’immaginazione attiva e della visualizzazione creativa; le immagini bizzarre e prive di senso logico e assurde indotte durante le tecniche di visualizzazione creativa ad esempio sembrerebbero assomigliare a tutti gli effetti a delle esperienze oniriche con l’ unica differenza che la soggettività sembrerebbe rimanere intatta, potremo quindi anche ipotizzare in maniera abduttiva che cosi come con le tecniche di visualizzazione creativa si può agire sul corpo facilitando il processo di guarigione delle ferite o di stati di malattia, anche durante la notte in maniera spontanea si potrebbero fare dei veri e propri sogni “riparatori” che potrebbero agire sull’ intero insieme mente-corpo, ripristinando gli stati di salute.

Il secondo punto che possiamo considerare è l’aspetto sciamanico/relazionale inteso come quella funzione di interpretazione e di significazione dello sconosciuto che ridà sicurezza nella relazione con l’altro. Oggigiorno questa funzione può essere evidenziata anche nel rapporto terapeuta/paziente, sia attraverso la significazione del linguaggio onirico, sia di quello simbolico in una relazione in cui il prendersi cura dell’altro nella sua totalità o di interi sistemi viventi diviene centrale per il percorso di crescita individuale o sistemico.

Ultimo punto che si può evidenziare è sicuramente quello euristico, il confronto durante il sonno con la comunicazione apparentemente assurda dei sogni permetterebbe all’ individuo in maniera creativa di giungere a risultati differenti, l’aspetto creativo, non deterministico sembrerebbe dunque funzione fondamentale dei sistemi viventi nel momento in cui bisogna pensare al di fuori degli schemi e trovare a problemi complessi, soluzioni creative rispettando quindi il principio sistemico dell’equifinalità.

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Dott. Bruno Abbondanza

bruno abbondanza

Psicoterapeuta sistemico relazionale e familiare

Ordine degli Psicologi della Campania N° 4675 / Sezione: A – Annotazione nell’elenco degli Psicoterapeuti art.3 Legge 56/89

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Il sogno e le sue funzioni
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