Didattica a Distanza, pregi e difetti: cosa dicono gli studi

Carlo Alfaro 1, Gabriella Cinzia Pozzobon 2,

1 Ospedali Riuniti Stabiesi, Napoli

 2 IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano

Contesto storico

La rapida diffusione pandemica della malattia Covid-19 ha costretto dai primi mesi del 2020 i Paesi del mondo a mettere in atto, quale unica strategia uniformemente sostenuta dagli organi sanitari internazionali per frenare l’espansione esponenziale dei contagi, norme stringenti di distanziamento fisico, restrizione dei contatti interpersonali e isolamento in casa. Tra queste misure, anche la sospensione della frequenza delle scuole di ogni ordine e grado e delle università, sia per evitare che bambini e adolescenti, benché colpiti in proporzione minore e con minore gravità, possano essere vettori dell’infezione per i loro familiari, sia per ridurre le movimentazioni di persone per le strade e sui mezzi di trasporto pubblico. Secondo i dati UNESCO, al 17 aprile 2020, ben 191 Paesi nel mondo hanno fermato l’attività didattica in tutto il territorio nazionale, altri 5 hanno messo in atto chiusure locali. Le misure hanno portato alla sospensione della didattica in presenza per circa 1,6 miliardi di studenti, pari al 93% di tutti quelli del mondo. L’Italia è stato il primo Paese in Europa ad attuare un lockdown a livello nazionale. Le scuole e le università hanno iniziato a chiudere a fine febbraio 2020, a partire dal Nord Italia; il Dpcm del 4 marzo 2020 ha poi decretato la sospensione della didattica in presenza, in tutte le istituzioni scolastiche del territorio nazionale per i quasi 9 milioni di studenti italiani. Il Dcpm del successivo 8 marzo ha predisposto che i dirigenti scolastici attivassero la modalità di didattica on line per tutta la durata della sospensione delle attività in presenza nelle scuole, in ossequio alle indicazioni dell’UNESCO, che ha raccomandato l’uso di programmi di didattica on line per minimizzare gli effetti della chiusura delle scuole su educazione, cultura e informazione delle nuove generazioni. In Italia, la didattica a distanza (DaD), proseguita fino a fine anno scolastico 2020, è tornata, tranne brevi interruzioni, a partire dall’autunno 2020, in coincidenza della seconda ondata epidemica, ribattezzata col nome di Didattica integrata digitale (Did). Dal 5 novembre 2020, per effetto del Dpcm del 4/11, è stata applicata per tutti gli studenti delle superiori e delle seconde-terze medie delle Regioni con tassi di contagio più alti, mentre da marzo 2021, in coincidenza con la terza ondata epidemica, è stata estesa a 8 studenti italiani su 10, pari a 6,9 milioni di bambini e ragazzi. Il dibattito sulla didattica on line è ancora vivace nel mondo scientifico-scolastico, che si interroga sulla validità di quello che ha rappresentato, di fatto, un epocale esperimento educativo-scolastico. La DaD si avvale di videoconferenze (ad es. tramite Zoom, Google Hangouts, Skype), applicazioni di messaggistica (ad es. WhatsApp, Messenger, ecc.), email e ambienti di apprendimento virtuale (ad es. Moodle, Microsoft Teams, Google Classroom). Anche i mezzi tradizionali sono stati utilizzati frequentemente: libri, schede cartacee di esercizi e documenti, telefonate e messaggi di testo. Sebbene fossero disponibili anche media radiotelevisivi, questi sono stati utilizzati poco di frequente.

didattica a distanza

Per approfondire:

UNESCO. (2020, April 17). COVID-19 Educational Disruption and Response. Retrieved. April 17, 2020, from UNESCO: https://en.unesco.org/covid19/educationresponse

Setiawan AR. Scientific Literacy Worksheets for Distance Learning in the Topic of Coronavirus 2019 (COVID-19). 2020.edarxiv.org.

Report Unicef

Il rapporto dell’Unicef “La didattica a distanza durante l’emergenza COVID-19: l’esperienza italiana” esplora le esperienze di DaD dalla prospettiva di studenti e genitori durante il lockdown in Italia, basandosi sull’indagine on line su un campione nazionale di 1.028 bambini e ragazzi di età compresa tra i 10 e i 18 anni che utilizzano internet e uno dei loro genitori eseguita nel giugno 2020 nell’ambito di un progetto svolto in 11 Paesi europei, coordinato dal Joint Research Center della Commissione Europea. Un limite dello studio è che non è stato possibile includere nell’indagine le famiglie che non utilizzano internet (le più svantaggiate dalla DaD). Dati salienti:

Problema del digital divide:

  • Il 27% dei genitori ha riferito di non avere abbastanza dispositivi digitali in casa per tutti i membri per le rispettive necessità scolastiche o lavorative.
  • Quasi il 50% delle famiglie ha acquistato almeno un nuovo smartphone, il 41% almeno un nuovo computer, il 46% ha ricevuto nuovi dispositivi digitali dalla scuola e 1 famiglia su 4 ha usufruito di una connessione internet pagata dalla scuola.
  • Il 6% dei bambini e ragazzi intervistati non ha potuto partecipare all’apprendimento a distanza a causa di una scarsa connettività a internet.

Eccessivo tempo sullo schermo:

  • La maggioranza dei bambini e ragazzi ha dichiarato di passare più tempo di prima a utilizzare le tecnologie digitali: nella scuola secondaria superiore quasi 7 ore al giorno, nella primaria 5,5 ore al giorno (circa 4-5 ore più che nel 2017).
  • L’aumento del tempo online dei bambini e ragazzi è dovuto essenzialmente alle attività di DaD, in quanto le ore trascorse on line per attività non scolastiche si sono addirittura ridotte per i ragazzi più grandi, forse a causa di un senso di saturazione verso gli schermi. Non si sono rilevate differenze di genere relative al tempo trascorso online.

Positive interazioni tra studenti e scuola:

  • Il 75% degli studenti ha dichiarato che la scuola ha fornito applicazioni di messaggistica digitale per facilitare la comunicazione tra docenti e famiglie.
  • Più dell’80% degli intervistati riferisce di aver interagito personalmente online con gli insegnanti.

Percezioni dei bambini e dei ragazzi nei confronti della DaD:

  • In ogni livello scolastico, dalla scuola primaria alla scuola secondaria superiore, la maggioranza dei bambini e dei ragazzi ha dichiarato buona motivazione a partecipare ad attività scolastiche online e di sentirsi in grado di imparare rapidamente le modalità di scuola digitale, anche se i bambini in età primaria sono stati un po’ meno fiduciosi in merito alle loro competenze digitali rispetto ai ragazzi più grandi. Probabilmente questo entusiasmo è calato con la seconda tornata della DaD.
  • Il 35% dei bambini e ragazzi ha riferito di essere preoccupato di non riuscire a stare al passo con i compiti scolastici.

Percezioni dei genitori:

  • Oltre la metà dei genitori è preoccupata o molto preoccupata dell’impatto negativo della pandemia sull’istruzione dei propri figli. I genitori con un livello di istruzione superiore (terziaria o post-terziaria) si sono mostrati un po’ più preoccupati (56% e 59% rispettivamente) rispetto ai genitori con un livello di istruzione inferiore (47%).
  • Il 92% ha dichiarato di possedere sufficienti competenze digitali per sostenere i propri figli nella DaD, ma il 28% ha ammesso di non aver avuto abbastanza tempo per aiutarli nello studio.
  • Il 27% non si è impegnato in attività educative extra con i propri figli al di fuori di quelle erogate dalla scuola.
  • Il 57% ritiene che i propri figli si siano impegnati maggiormente nelle attività scolastiche durante il periodo di DaD rispetto al periodo precedente al blocco.
  • Il 61% ritiene che i propri figli siano diventati più bravi nell’organizzare le attività scolastiche rispetto al periodo precedente il blocco e più del 70% li trova più autonomi nell’uso della tecnologia.
  • L’82% degli intervistati chiede attività educative che permettano l’interazione tra gli studenti e linee guida sulle modalità di sostegno della DaD; una percentuale leggermente inferiore ha suggerito consulenze o supporto di tipo psicologico per bambini e ragazzi, così come per l’intera famiglia.

Per approfondire:

Giovanna Mascheroni, Marium Saeed, Marco Valenza et al. La didattica a distanza durante l’emergenza COVID-19: l’esperienza italiana. Feb 2021. https://www.unicef-irc.org/publications/pdf/la-didattica-a-distanza-durante-l%E2%80%99emergenza-COVID-19-l’esperienza-italiana.pdf

Studio europeo

Uno studio europeo ha indagato le esperienze dei genitori sull’Homeschooling durante la pandemia Covid-19 in famiglie con bambini affetti da patologie mentali e senza. Lo studio ha incluso 6.720 genitori reclutati attraverso scuole, organizzazioni di pazienti e piattaforme di social media (2.002 genitori con un bambino con problemi di salute mentale e 4.718 senza) in 7 Paesi europei: Regno Unito, Svezia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia. I dati più significativi emersi dalle risposte dei genitori sono:

  • Giudizio globalmente negativo.
  • Livello della didattica on line giudicato di scarsa qualità.
  • Supporto insufficiente da parte delle scuole.
  • Contatti con gli insegnanti limitati, lasciando ai genitori la responsabilità primaria della gestione dell’istruzione domiciliare.
  • Aumento personale dei livelli di stress, preoccupazione, isolamento sociale e conflitti domestici.
  • Un piccolo numero di genitori ha confessato di aver aumentato il consumo di alcol/droghe.
  • Alcune differenze tra i Paesi (non significative statisticamente).
  • Maggiore incidenza di esperienze negative nelle famiglie con un bambino con problemi psicologici.
  • Probabile impatto a lungo termine sull’aumento delle disuguaglianze.

Per approfondire:

Lisa B Thorell, Charlotte Skoglund, Almudena Giménez de la Peña et al. Parental experiences of homeschooling during the COVID-19 pandemic: differences between seven European countries and between children with and without mental health conditions. Eur Child Adolesc Psychiatry. 2021 Jan 7;1-13. doi: 10.1007/s00787-020-01706-1.

Indagine dell’Università di Milano-Bicocca

Un sondaggio nazionale online diffuso sui canali social a cura del dipartimento di Scienze umane per la formazione dell’Università Bicocca di Milano, dal titolo “Che ne pensi? La Dad dal punto di vista dei genitori” è stato rivolto a circa 7.000 genitori di 10.000 bambini e ragazzi di scuola primaria e secondaria, di cui l’80% delle madri sono lavoratrici che hanno continuato a lavorare che durante il lockdown (67%), molte in modalità smartworking (57%). Lo studio rivela che il 66% delle madri ritiene la DaD non conciliabile con il lavoro e il 30% ha preso in considerazione la possibilità di lasciare il lavoro per seguire i propri figli.

Pregi della DaD secondo le intervistate:

  • Apprendimento dell’utilizzo di tecnologie digitali per lo studio e la didattica.
  • Possibilità di conoscere maggiormente le attività didattiche dei propri figli.

Difetti:

  • Relazioni a distanza con i compagni e con gli insegnanti.
  • Quantità di compiti da svolgere, ritenuta spesso eccessiva.
  • Scarsa varietà nella proposta didattica.
  • Difficile bilanciamento del tempo dedicato alle lezioni, ai compiti e allo svago.

Per approfondire:

Pastori G., Mangiatordi A., Pagani V., & Pepe, A. Che ne pensi? La didattica a distanza dal punto di vista dei genitori. Università degli Studi di Milano Bicocca. (2020). https://www.unimib.it/comunicati/didattica-distanza-65-cento-delle-mamme-lavoratrici-non-ritiene-conciliabile-lavoro.

Indagine del Centro studi Cnop

Secondo un’indagine realizzata dal Centro studi del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (Cnop), “Impatto DDI su apprendimento e benessere psicofisico”, presentata al Senato della Repubblica il 2 febbraio 2021, al 21 gennaio, a seguire le lezioni a distanza era l’86% degli studenti intervistati, contro il 99% del periodo marzo-aprile 2020. Elementi salienti della relazione sono:

  • Cosa manca di più agli studenti dello svolgere le lezioni in presenza: lo stare insieme ai compagni di classe (75%), la possibilità di studiare insieme (45%), la maggiore interazione durante le lezioni (38%), il confronto con gli insegnanti (31%).
  • La compromissione degli apprendimenti riguarda la qualità piuttosto che i risultati: dall’analisi dei voti e dei giudizi dati dai docenti su campionamento casuale di 200 classi circa di scuola media superiore risulta che le prestazioni non sono significativamente differenti da quelle degli anni precedenti nello stesso periodo e ordine di studio, ma i docenti lamentano uno studio molto passivo e velocizzato, con permanenza dei contenuti di studio molto brevi. Anche gli aspetti motivazionali e di interesse sono descritti come estremamente più ridotti.
  • Aspetti psicologici: frequenti comportamenti molto manifesti di ansia, stress e saturazione psicologica.
  • Rapporto con la tecnologia: si sono identificate due opposte linee di comportamento, da un lato aumento della dipendenza come sostituto alla relazione, dall’altra saturazione e rifiuto.
  • Basse aspettative nel futuro: soltanto il 48% dei giovani per la Generazione Z (13-19 anni) e il 43% per la Generazione Y (20-26 anni) esprime fiducia per il periodo che seguirà la fine dell’emergenza.

Il rapporto conclude che la chiusura delle scuole sta producendo danni gravissimi e a lungo termine, sia in termini di perdita di apprendimenti, che di equità sociale e, soprattutto, di danni psicologici.

didattica a distanza

Per approfondire:

Audizione del CNOP su Impatto DDI su apprendimento e benessere psicofisico (Affare n. 621), 2 febbraio 2021. http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato3726039.pdf

Indagine AlmaDiploma

Il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e gli Istituti associati al sistema AlmaDiploma hanno condotto una rilevazione via web (CAWI-Computer Assisted Web Interviewing) sull’esperienza con la DaD degli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti superiori. L’indagine è stata avviata a partire dal 29 maggio 2020. Ne emerge un quadro tutto sommato positivo per quanto riguarda la capacità di adattamento e di riorganizzazione delle scuole nel garantire la continuità didattica con la modalità a distanza. Tuttavia si evidenziano criticità legate ai limiti dell’apprendimento a distanza e alle relazioni interpersonali, oltre alle preoccupazioni relative al futuro occupazionale. Sono stati 246 gli Istituti coinvolti, con 73.286 studenti di quarta e quinta, di cui hanno compilato il questionario 23.305 alunni (31,8%).

Aspetti principali:

  • Difficoltà circa disponibilità di attrezzature informatiche e connessione per seguire le lezioni: quasi la totalità (93,6%) dichiara di non aver ricevuto alcun tipo di supporto da parte della scuola e ha, dunque, fatto affidamento sulle sole risorse disponibili in famiglia.
  • Eccesso di compiti: il 79,6% dichiara che durante la DaD i compiti sono aumentati: per il 24,7% il carico degli studi non è stato sostenibile, mentre per il 54,8%, sebbene aumentato, il carico è stato comunque sostenibile.
  • Rapporti con gli insegnanti: circa i due terzi degli studenti (67,4%) sostiene che durante il periodo di DaD gli insegnanti abbiano valutato con equità le prove e i compiti svolti.
  • Rapporti con i genitori: per il 73,3% degli studenti si sono emotivamente intensificati i rapporti con i componenti della famiglia o i conviventi.
  • Giudizio sugli apprendimenti conseguiti: il 72,1% degli studenti pensa che la preparazione raggiunta attraverso le lezioni a distanza sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola; tant’è che il 42,8% degli studenti ritiene di non avere una preparazione adeguata per affrontare il prossimo anno scolastico o l’Esame di Stato per gli studenti di quinta.
  • Utilizzo in futuro: poco meno di un terzo degli studenti (31,6%) ritiene che sarebbe utile continuare a usare la DaD, insieme alle lezioni in aula, anche dopo l’emergenza del Covid-19.
  • Stati d’animo: i risultati variano tra i differenti ordini di classe, con una maggiore percezione negativa per gli studenti di quinta, probabilmente a causa della vicinanza dell’Esame di Stato: studenti di quarta “tranquilli” per il 35,3% (di quinta 24,0%); studenti di quinta “preoccupati” per il 32,3% (di quarta 19,2%); piccola quota trasversale di apatici.

Per approfondire:

Indagine sulla didattica a distanza

Ricerca della Link Campus University

Dal 20 maggio alla fine di luglio 2020 il Centro di ricerca DITES della Link Campus University, in collaborazione con un team di ricerca del Dipartimento di Economia aziendale dell’Università Roma Tre, ANP, il Forum delle Associazioni Familiari e AIDR, ha lanciato una survey on line su “Didattica a distanza al tempo del Covid-19”. Il questionario è stato rivolto a: dirigenti scolastici, docenti e studenti fino al terzo ciclo (università), famiglie fino al secondo ciclo della scuola secondaria. Sono state raccolte 4.074 risposte: 351 dirigenti scolastici; 1931 docenti di scuola e università; 557 studenti e 1235 genitori.

Dirigenti scolastici. Hanno evidenziato quali maggiori aree di criticità:

  • Difficoltà nella garanzia di assistenza e supporto educativo a studenti con disabilità (52,05%).
  • Aumento del numero di studenti a rischio di scarso rendimento scolastico (45,08%).
  • Aumento di assenze e mancata partecipazione da parte degli studenti (38,52%).
  • Difficoltà nell’organizzazione complessiva del lavoro e delle attività didattiche (32,25%).
  • Le scuole sono state lasciate da sole ad affrontare l’emergenza (50%).

Docenti. La maggioranza dichiara che la scuola a distanza ha modificato il modo di fare didattica (del tutto 14,70%; molto 29,39%; abbastanza 39,85%). Anche loro confermano le perplessità dei dirigenti scolastici.

Studenti. Il giudizio è positivo per larga parte degli intervistati, anche se con aree di difficoltà:

  • Giudicano nel complesso positivamente le modalità secondo le quali la scuola ha guidato la transizione verso la DaD durante il periodo di lockdown (del tutto, 12,86%; molto, 20,71%; abbastanza, 44,29%).
  • Giudicano complessivamente soddisfacente la relazione a distanza con i docenti (del tutto, 6,90%; molto, 16,09%, abbastanza 49,81%).
  • Il 62,14% afferma che il carico di studio è nettamente aumentato.
  • Il 40,96% dichiara di seguire le lezioni on-line dal proprio smartphone, il che crea maggiori problemi di fruizione.

Genitori. La maggior parte esprime un giudizio globalmente negativo: la DaD non è vera scuola.

Per approfondire: https://www.unilink.it/la-scuola-che-verra/

Indagine FLC CGIL

L’indagine “La scuola restata a casa. Organizzazione, didattica e lavoro durante il lockdown per la pandemia di Covid-19”, promossa e condotta dalla FLC CGIL, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, l’Università La Sapienza di Roma e l’Università degli studi di Teramo, è stata realizzata tra il 3 aprile e il 7 maggio 2020, attraverso questionari online rivolti agli insegnanti italiani, di cui 1.197 validi sui 1.451 raccolti sul territorio nazionale. L’analisi ha evidenziato una buona risposta dei sistemi scolastici nel reperimento di device per gli studenti, nell’attuazione di percorsi formativi per i docenti (nel 62,5% dei casi), nel coinvolgimento attivo dei genitori, nell’impegno degli animatori digitali e degli assistenti tecnici. Per circa 2 docenti su 3 (64,7%) il carico di lavoro è aumentato in modo pesante.

Per approfondire:

http://www.flcgil.it/files/pdf/20201013/la-scuola-restata-a-casa-organizzazione-didattica-e-lavoro-durante-il-lockdown-per-la-pandemia-di-covid-19-working-paper.pdf

Indagine Università di Modena e Reggio Emilia

Unimore ha condotto un’indagine online tra l’8 aprile e il 2 maggio 2020 rivolta ai 27.792 studenti iscritti all’Università che al 6 aprile non avevano ancora presentato la domanda di laurea. Per gli studenti che hanno risposto all’indagine (circa il 20%) sono state raccolte informazioni sull’organizzazione dello studio e la DaD.

Aspetti salienti emersi:

  • Carenza di dispositivi elettronici e connessione internet adeguati: il 3,3% di coloro che ha risposto all’indagine non ha un dispositivo elettronico per lo studio, il 2% ha solo uno smartphone per studiare o dispositivi obsoleti o ricevuti in prestito e quasi il 13% ha una connessione scarsa o pessima.
  • Maggior fatica dello studio on line: la maggioranza di studenti lamenta durante le lezioni online la netta sensazione di carico e di affaticamento per la difficoltà a rimanere concentrati.
  • Emozioni negative: due terzi degli studenti lamentano confusione, insofferenza, smarrimento e insoddisfazione.
  • Punti di forza e debolezza della DaD: tra i primi, la maggiore flessibilità, tra i secondi, assenza di interazione, difficoltà di fruizione per i limiti della tecnologia, inefficace gestione delle lezioni online da parte dei docenti, incertezza per lo svolgimento di esami, laboratori e tirocini.
  • Organizzazione dello studio: per circa il 40% sussistono problemi nell’organizzazione dello studio e tre quarti hanno dovuto modificare il proprio modo di studiare. Le studentesse riportano un ulteriore elemento di aggravio nello studio: doversi occupare di minori, anziani o ammalati in casa.

didattica a distanza

Per approfondire:

https://www.magazine.unimore.it/site/home/notizie/articolo820056645.html

Indagine Università di Bologna

Un’indagine coordinata dal Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari” dell’Università di Bologna ha interpellato 1.110 insegnanti di scuole primarie e di scuole secondarie di I e II grado in Emilia-Romagna, Marche e Sardegna. Presentata nel corso delle giornate di studio “Emergenza COVID-19. Ricadute evolutive ed educative” organizzate dalla sezione di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione dell’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), ha evidenziato che a seguito della DaD più di 1 docente su 3- il 34,1% del campione- manifesta uno scarso stato di benessere psicologico, causa aumento dello stress, mancanza di adeguato supporto tecnologico da parte della scuola, percezione di difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie per l’insegnamento a distanza. Lo studio indica l’opportunità di nuovi percorsi formativi e azioni di supporto dedicate al miglioramento delle competenze tecnologiche e didattiche.

Per approfondire:

http://amsacta.unibo.it/6576/

Indagine Microsoft Italia

Microsoft Italia ha realizzato in collaborazione con PerLAB e Wattajob il report “Emotion Revolution: Emozioni e Didattica a Distanza durante l’emergenza Covid-19”, basato su un’indagine sull’impatto emotivo della DaD su insegnanti e studenti.

I vantaggi per gli insegnanti:

  • Miglioramento significativo nel rapporto con la tecnologia, con benefici nello svolgimento della professione (70%).
  • Aumento di motivazione (17%), concentrazione (9%), soddisfazione generale del proprio lavoro (9%).
  • Miglioramento della pianificazione della didattica (10%) e ottimizzazione dei tempi e costi (9%).
  • Interazione con gli alunni più alta rispetto a quella in classe.
  • Aumento dell’autostima per essere riusciti in una sfida non semplice e aver svolto un servizio importante.

I vantaggi per gli studenti

  • Sviluppo di competenze digitali che sarà utile nel percorso futuro, specialmente per l’ingresso nel mondo del lavoro.
  • Inclusività: la scuola da remoto ha la potenzialità di raggiungere chiunque e ovunque.

Difficoltà:

  • Mancanza di strumenti e di infrastrutture adeguate (connessione internet non sufficiente) per il 21% degli intervistati.
  • Difficoltà degli insegnanti a generare coinvolgimento e a tenere alta l’attenzione degli alunni per tanto tempo, legata all’assenza di un’adeguata formazione.
  • Distrazioni, maggiori a casa rispetto all’aula tradizionale (14%).
  • Sul piano del vissuto emotivo, stanchezza e stress hanno accomunato docenti e studenti. I docenti lamentano ansia, stanchezza e insicurezza, gli studenti noia, solitudine, confusione, stress, frustrazione.

Per approfondire:

 https://news.microsoft.com/it-it/2020/07/30/con-la-didattica-a-distanza-migliorano-le-competenze-digitali-di-docenti-e-studenti-cresce-la-coesione-tra-compagni-di-classe-ma-aumentano-stress-e-stanchezza-legati-allemergenza-del-modell-2/

didattica a distanza

Indagine sulla Rivista Italiana di Medicina dell’adolescenza

Sulla Rivista Italiana di Medicina dell’Adolescenza (RIMA) è comparsa a ottobre 2020 un’indagine conoscitiva sull’esperienza con la DaD di docenti, genitori e studenti di età compresa tra 6 e 16 anni. L’indagine è stata effettuata nell’arco di tre mesi (aprile, maggio, giugno) in tutti i setting disponibili: incontri in occasione di visite mediche o consulenze telefoniche, incontri casuali in luoghi di ritrovo, gruppi facebook e whats app, invio di una mail alle famiglie. Le risposte sono arrivate da varie Regioni italiane. Sono state raccolte le testimonianze di 2182 persone, così distribuite: primo ciclo di istruzione (scuola primaria, già scuola elementare, e scuola secondaria di primo grado, già scuola media inferiore): numero docenti 287, genitori 602, studenti 274; secondo ciclo di istruzione (scuola secondaria di secondo grado o scuola media superiore): numero docenti 304, genitori 446, studenti 269. L’indagine prevedeva una domanda aperta di tipo esplorativo (“raccontami la tua esperienza con la DaD”), per lasciare libero spazio alle esigenze degli intervistati esprimere la loro opinione incondizionata. Le risposte sono state poi assemblate in insiemi sovrapponibili di osservazioni, e suddivise in due grandi blocchi, pregi e difetti della DaD.

Pregi della DaD

1)           Apertura della Scuola al digitale. La cultura digitale è parte integrante della vita odierna, del linguaggio dei giovani, del mondo del lavoro. La pandemia ha accelerato la rivoluzione digitale della scuola italiana che era in ritardo su questo aspetto. L’esperienza della DaD ha consentito ai docenti di migliorare le loro competenze digitali e agli studenti di allargare gli orizzonti del digitale dalla sfera del divertimento a quella dell’apprendimento.

2)           Proseguimento dei programmi scolastici e arricchimento degli apprendimenti. Grazie alla DaD, è stato possibile svolgere i programmi scolastici e anche arricchirli avvalendosi dell’apporto di risorse multimediali quali immagini, link, mappe concettuali, video, blog.

3)           Organizzazione della giornata degli studenti. La DaD ha consentito agli allievi di mantenere orari e impegni, conservando la cadenza che scandisce i ritmi scolastici e motivandoli in attività proficue.

4)           Educazione a trovare alternative alle difficoltà. Un messaggio importante della DaD è l’insegnamento ai giovani a non arrendersi e non rinunciare, a trasformare le difficoltà in opportunità, a mettersi in gioco e reiventarsi, ad adattarsi ed essere flessibili, se esistono scopi e motivazioni valide e coerenti.

5)           Occasione di apprendere nuove istanze educative e formative. Sono tante le cose nuove che gli studenti hanno dovuto imparare tramite la DaD: rispettare gli orari per trovarsi riuniti alla stessa ora pur stando in casa propria; gestire una video-conferenza di gruppo, familiarizzare con l’uso di PC, usare stampanti, gestire password, navigare sul web, cercare contenuti e scaricarli, utilizzare piattaforme digitali; realizzare collaborazioni e gruppi di lavoro via internet; ampliare le conoscenze e la cultura e approfondire argomenti tramite il supporto di contenuti on line come video didattici, film, e-book; sviluppare autonomia e capacità organizzative.

6)           Valorizzazione della Scuola come istituzione. La DaD ha dimostrato che “scuola” non è l’edificio o l’aula, ma i suoi contenuti, e quindi la scuola può essere dovunque ci siano i valori di cultura, conoscenza e apprendimento, senza confini delimitati da mura e spazi.

7)           Conservazione della socialità. La DaD ha rappresentato, al di là degli aspetti legati agli apprendimenti, un modo di sostenere il senso di appartenenza a un gruppo (la classe). Grazie alla DaD, gli studenti hanno potuto non perdersi di vista e restare in costante contatto, usando le piattaforme didattiche anche per comunicare tra di loro e con i docenti.

8)           Encomiabile impegno degli insegnanti. La DaD ha richiesto un lodevole lavoro e sforzo del corpo docente nel fronteggiare con disponibilità e tenacia la nuova e inaspettata esperienza, reinventandosi nell’interesse degli alunni in un inedito modo di fare scuola, con apprezzamento da parte di famiglie e alunni.

9)           Migliore utilizzazione del tempo. La DaD grazie alla sua flessibilità ha consentito una migliore distribuzione delle ore di lezione nella giornata rispetto agli orari continuativi in classe, oltre alla possibilità per gli studenti di regolare autonomamente gli orari di studio. Ne è conseguito una miglior pianificazione con ottimizzazione dei tempi e dei costi.

10)         Possibilità di recupero di studenti in difficoltà. La DaD può consentire maggiore inclusività nei confronti di: studenti con lacune in qualche materia, che possono colmarle grazie alla possibilità di un’interazione più personalizzata col docente; con problemi di timidezza, introversione, inibizione, pigrizia, svogliatezza, che possono essere più spronati e seguiti rispetto all’ambiente della classe; con iper-attività, che possono trarre vantaggio dall’essere costretti alla immobilità davanti allo schermo; con motivi personali o familiari che impediscono di frequentare con assiduità. Negli studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali) la DaD diventa un’opportunità per sperimentare nuove modalità di apprendimento più interattive, che permettono di promuovere la creatività, il pensiero divergente e il problem solving, oltre alla possibilità di ascoltare più volte le lezioni registrate.

11)         Migliore attenzione di studenti e docenti. Seguire le lezioni dallo schermo può tradursi nella possibilità per gli alunni di concentrarsi meglio, prestare maggiore attenzione alle spiegazioni rispetto alle lezioni in classe in cui è più facile distrarsi, partecipare attivamente, mentre i docenti hanno più possibilità di seguire ciascun alunno controllando sullo schermo se non segue o si distrae o si assenta.

12)         Coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica dei figli. La DaD rappresenta un’occasione unica per i genitori di entrare nella vita scolastica dei figli: assistere alle video-lezioni, condividere apprendimenti e progressi, dare un volto e ascoltare la voce di compagni e insegnanti, empatizzare l’atmosfera della classe e il rapporto con docenti e pari, rendersi conto del loro modo di approcciarsi con gli altri e degli altri verso di loro, confrontarsi direttamente con i interessi, inclinazioni, punti di forza e anche prendere consapevolezza di limiti, problematiche, debolezze, criticità e fragilità.

13)         Rapporto più intimo tra studenti e docenti. La DaD crea una maggiore intimità tra docenti e alunni in quanto entrano nei rispettivi spazi privati, arricchendo la relazione.

14)         Occasione di maggiore collaborazione scuola-famiglia. L’emergenza didattica ha rinforzato la conoscenza reciproca e l’alleanza tra insegnanti e famiglie in uno spirito di aiuto e solidarietà in favore dei minori.

15)         Comprensione da parte dei giovani del valore della socialità reale. I ragazzi troppo attaccati al virtuale hanno compreso da questa esperienza l’importanza delle relazioni nel reale, di cui hanno percepito una dolorosa mancanza.

16)         Maggiore responsabilizzazione e autonomia degli studenti. La DaD ha costretto gli alunni ad auto-organizzarsi i tempi e modi di studio.

17)         Minore stress in generale. La DaD rimuove condizioni di stress quali alzarsi presto, le corse per prepararsi e fare colazione, i mezzi di trasporto, il traffico, le competizioni che si verificano dal vivo e tutti gli elementi di disturbo in aula, consentendo di studiare in condizioni di assoluta tranquillità e comodità.

Limiti della DaD

1)           Problemi di connettività. Cattiva qualità, instabilità o addirittura assenza della connessione di rete è stato un problema che ha afflitto docenti e studenti, soprattutto nella prima ondata pandemica. Alcuni alunni non hanno a casa una linea internet, oppure il collegamento fisso non è così veloce e potente da supportare uno svolgimento fluido delle lezioni: in questi casi hanno talora sopperito con il collegamento hotspot mobile, ma la copertura del segnale può essere scarsa e la connessione poco valida, oppure in breve tempo hanno consumato i giga a disposizione sui cellulari. Le difficoltà tecniche hanno reso faticosi e frustanti gli aspetti comunicativi fino a compromettere l’efficacia della didattica. Da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop), sulla base dei dati Istat, in Italia 1 famiglia su 4 (25,3%) non dispone di un accesso Internet a banda larga in grado di supportare massicci flussi di dati e collegamenti audio e video. Il divario digitale colpisce di più le regioni del Sud, dove questa percentuale sale a 1 casa su 3.

2)           Mancata disponibilità dei device. In molte famiglie non c’è disponibilità di dispositivi (computer fisso o portatile, tablet, ecc.) di qualità adeguata o in numero sufficiente per permettere a tutti i componenti di studiare o lavorare nello stesso momento; seguire le lezioni dallo smartphone è spesso disagevole.

3)           Inadeguatezza degli spazi domestici. La casa può non essere adeguata allo svolgimento di attività didattica per svariati motivi: mancanza di un posto fisico tranquillo e isolato, sovraffollamento, familiari che parlano e fanno rumore, interferenza dei fratelli più piccoli, simultaneo lavoro in smart working dei genitori, clima familiare caratterizzato da confusione o cattiva qualità delle relazioni interne, presenza di distrazioni che in aula non sono accessibili (tv, smartphone, chat, giochi elettronici, musica ecc.).

4)           Aumento delle diseguaglianze. La DaD ha finito per acuire discriminazioni e diseguaglianze già esistenti, rendendo la scuola meno “inclusiva” per gli alunni con scompenso di opportunità rispetto ai coetanei, che di conseguenza sono rimasti “indietro”, prigionieri di situazioni di svantaggio e ghettizzazione che ne hanno precluso, di fatto, il diritto allo studio e a una istruzione di qualità, proprio loro che avevano più bisogno della scuola. Si tratta di di studenti: a provenienza da famiglie fragili, con minore potenzialità economica e sociale, pochi strumenti culturali e povertà educativa, minore o nullo accesso agli ausili informatici ( “digital divide”), impossibilità a essere seguiti dai genitori per lacune linguistiche (immigrati, stranieri), curriculari e/o tecnologiche; con minori capacità cognitive e organizzative e competenze informatiche; con genitori che hanno continuato a lavorare e non hanno potuto seguirli. Ne consegue aumento del rischio di abbandono e dispersione scolastica che, secondo il rapporto Censis di maggio 2020, è stimato superiore al 10%. Da un’indagine condotta da Save the Children è emerso che il 28% degli studenti tra i 14 e i 18 anni in Italia conosce almeno un compagno di classe che ha smesso di frequentare la scuola dopo il lockdown. Ciò avrà un impatto negativo a lungo termine su lavoro, crescita economica e PIL del Paese.

5)           Problematiche degli alunni con BES. Studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, deficit di attenzione con iperattività, deficit del linguaggio, disturbo dello spettro autistico, diversabilità, hanno avuto difficoltà ad usufruire della DaD e del loro Piano Didattico Personalizzato, tanto è vero che per loro è stata contemplata dal governo la possibilità di continuare le lezioni in presenza.

6)           Difficoltà a rendere le lezioni interattive. La DaD si configura come una lezione di tipo “frontale”, con l’insegnante che tiene la conferenza e gli alunni che ascoltano, rappresentando in un certo senso una regressione rispetto alla interattività delle lezioni in aula. La grande difficoltà per gli insegnanti è mantenere viva on-line l’attenzione dei discenti, in quanto non essendo vicini sono privati di tutte le possibilità di intercettare chi si distrae, è stanco, è turbato, è svogliato. Anche i ragazzi sono costretti a un notevole sforzo per partecipare alle lezioni digitali, pressati dalla richiesta di un’attenzione continuativa senza la possibilità di rinforzo dallo sguardo empatico al docente o ai compagni. Se l’insegnante non riesce a conferire alle sessioni un approccio pratico e interattivo, le lezioni risultano noiose e nozionistiche e l’attenzione e l’interesse degli alunni cala inesorabilmente. Le modalità classiche di apprendimento non possono essere applicate alla DaD ma sono necessari metodi più funzionali quali la “classe capovolta”.

7)           Giornate di scuola infinite. Tra video-lezioni, studio, compiti, ricerche, esercizi, interrogazioni e verifiche, la DaD rappresenta un carico di lavoro nettamente aumentato rispetto alla scuola tradizionale sia per docenti che per studenti, che ha causato per entrambi forte stanchezza e accumulo di stress.

8)           Peggioramento degli apprendimenti. La DaD sembra aver ridotto la qualità degli apprendimenti per svariati motivi: difficoltà a ricevere spiegazioni adeguate dai docenti, percezione delle lezioni come asettica trasfusione di nozioni, problemi di ascolto e concentrazione, scarsa motivazione, stanchezza, mancanza della possibilità di ottemperare al bisogno fisiologico di diversificare le attività per ricaricare la mente distraendosi e gratificandosi, ricorso frequente a Google o agli assistenti digitali di Apple e Android per trovare risposte alle domande, facile distraibilità legata all’ambiente domestico, noia di studiare in solitudine in assenza del confronto e lo stimolo dei pari o la guida degli insegnanti. L’apprendimento ottimale richiede di essere collegato a un contesto di emozioni positive e di apprendimento condiviso “peer to peer”. A conferma di ciò, uno studio belga che ha confrontato gli apprendimenti nelle scuole del Paese nell’arco di 6 anni, dal 2015 al 2020, ha trovato che gli studenti della coorte 2020 hanno sperimentato perdite significative di apprendimento in tutte le materie testate, con una diminuzione in particolare delle medie scolastiche dei punteggi in matematica di 0,19 deviazioni standard e in olandese di 0,29.

9)           Overdose di tecnologia e disturbi correlati. Tra impegno di studio con la DaD e altri motivi di intrattenimento on line per molti alunni il tempo passato al pc si allunga a dismisura. Molti i problemi correlati: eccesso di sedentarietà, disturbi del sonno, binge watching, dipendenza da videogiochi, ribellione se viene limitato l’accesso agli schermi, problemi alla vista (sindrome dell’occhio secco con lacrimazione, bruciore, affaticamento; aumento rischio miopia), dolori muscolari da posture viziate, accorciamento di alcuni muscoli (soprattutto nella parte posteriore della coscia), riduzione di massa muscolare da ipocinesi, danni alla colonna vertebrale (lordosi, atteggiamenti scoliotici e cifosi), fastidio alle orecchie a causa delle cuffie.

10)         Episodi di cyberbullismo. L’aumento del tempo trascorso on line ha fatto aumentare la piaga del cyberbullismo, spesso anche durante lo svolgimento delle lezioni, come lo «Zoombombing», ovvero gli attacchi hacker sulle piattaforme digitali.

11)         Mancanza di relazioni sociali dirette e reali. La DaD solo in parte riesce ad ottemperare alla funzione della scuola di spazio educativo per l’apprendimento delle abilità emotive attraverso l’interazione sociale e il vissuto esperienziale che risultano fondamentali in età evolutiva- e soprattutto adolescenziale- per la costruzione del Sé quale identità fisica, affettiva, psicologica e sociale. Non avere contatti in presenza è una ferita spirituale per i giovani nel momento anagrafico della maggiore apertura verso gli altri. Il disorientamento degli studenti si allarga anche ai docenti, costretti a cercare soluzioni educative e comunicative alternative in assenza della prossimità corporea.

didattica a distanza

12)         Mancanza di regole. L’assenza di frequenza della scuola comporta che i ragazzi perdano le regole perché per i genitori è difficile assumere il ruolo autorevole degli insegnanti e perché non uscendo per andare a scuola salta tutta la routine.

13)         Impreparazione tecnica. Un limite segnalato da molti è la scarsa competenza tecnologica dei docenti, dei genitori e degli allievi, e anche la mancanza di adeguata formazione metodologica degli insegnanti.

14)         Cattiva organizzazione. Soprattutto nella prima ondata epidemica si è registrato in alcuni contesti scolastici un quadro generale di improvvisazione, disagio, caos e confusione.

15)         Eccesso di compiti. Alcune famiglie lamentano troppi compiti, che hanno accresciuto il livello di stress già alto per la situazione.

16)         Inadeguatezza dei docenti sul piano didattico. I genitori avendo opportunità di assistere alle lezioni dei figli si sono messi talvolta in una posizione di giudizio e critica nei confronti della qualità didattica degli insegnanti.

17)         Eccessiva preoccupazione dei docenti di terminare i programmi. Alcuni genitori e studenti lamentano eccessiva premura dei docenti sul completamento del programma senza tener conto della situazione.

18)         Scarso impegno e onestà degli studenti. Si segnala che taluni ragazzi hanno raccontato bugie o trovato scuse ed espedienti per disertare ore di lezione o interrogazioni, quali connessioni lente o dispositivi mal funzionanti o improvvise telefonate o impegni familiari; molto spesso durante la lezione aprivano altre finestre per dedicarsi contemporaneamente a giochi, chat, filmati, musica o altre distrazioni, oscuravano il video per non farsi vedere, “facevano i furbi” leggendo le risposte alle interrogazioni o copiando i compiti o facendosi suggerire.

19)         Massiccio impegno dei genitori. Il carico di lavoro sui genitori è stato talora imponente con rischio di burnout, soprattutto per quelli con figli più piccoli.

20)         Difficoltà relazionali insegnanti-alunni. Alcuni studenti e genitori hanno lamentato un comportamento non sufficientemente empatico dei docenti verso i ragazzi.

21)         Difficoltà di valutare gli studenti. Le valutazioni corrono il rischio di essere fasulle perché molti ragazzi non hanno seguito assiduamente le lezioni o non hanno partecipato attivamente alle attività, molti hanno copiato o si sono fatti suggerire dai familiari durante le interrogazioni o aiutare nei compiti da svolgere o sono ricorsi alla lettura veloce di mappe concettuali, conseguendo voti immeritati.

22)         Mancanza di dialogo o franca conflittualità genitori-docenti. Talora i genitori lamentano che gli insegnanti sono stati poco disponibili al dialogo con loro: è mancata nell’emergenza l’alleanza o addirittura la semplice comunicazione tra docenti e genitori.

23)         Competizione tra i genitori. In alcuni contesti la DaD ha scatenato una competizione esasperata tra i genitori, che suggerivano le risposte ai figli durante le interrogazioni o si sostituivano a loro nei compiti pur di vederli primeggiare, o contrastavano e criticavano gli insegnanti rei di non valorizzare a sufficienza i propri figli. I ragazzi possono averne tratto il messaggio, molto negativo, che non erano liberi di sbagliare o non erano capaci di fare da soli, con abbassamento di autostima e autonomia.

24)         Alterazione del rapporto genitore-figlio. La convivenza forzata h 24, la perdita di ruoli definiti, lo stress della situazione ha creato un clima familiare di esasperazione, regressione dei ragazzi, perdita dell’autonomia e della differenziazione dai genitori.

25)         Trauma psicologico per i ragazzi. Vengono riferiti diversi sintomi da stress psicologico: malessere, sbalzi improvvisi di umore, irritabilità, crisi di collera e comportamenti aggressivi, tristezza, crisi di pianto, abbassamento dell’autostima, isolamento, senso di abbandono e di solitudine, compromissione del rendimento scolastico, riduzione di concentrazione e memoria, rifiuto di fare i compiti, ribellione, frustrazione, irrequietezza, svogliatezza, apatia, demotivazione, astenia, diminuzione della quantità e qualità del sonno, disturbi psicosomatici come mal di testa e mal di pancia, onicofagia, tic, ansia e depressione, disturbi alimentari con aumento o perdita di peso.

Da segnalare come alcuni medesimi aspetti vengano da alcuni degli intervistati riportati come positivi e da altri come negativi, a seconda dell’esperienza e del contesto, e come emerga dalla ricerca una netta differenza tra i risultati nel ciclo di istruzione primaria, dove prevalgono criticità e malumori, tanto maggiori quanto minore è l’età degli studenti (dunque sensibilmente più significative alle elementari che alle medie) e quello secondario, dove il giudizio è sostanzialmente positivo, benché la scuola in presenza sia sempre richiesta da tutti gli attori e a ogni fascia di età.

Per approfondire:

    1. Alfaro. Indagine sulla Didattica a Distanza (DaD): Opinioni di docenti, genitori e studenti della scuola primaria e secondaria durante l’epidemia italiana di COVID-19. Riv Ital di Med dell’Adolesc. 2020, vol 18, n. 2.

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Dott. Carlo Alfaro

Carlo Alfaro

Pediatra e adolescentologo

Ordine dei Medici-Chirurghi della Provincia di Napoli N° 23829

Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi (Na) ove è titolare di Incarico professionale di consulenza, studio e ricerca di Adolescentologia.

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Didattica a Distanza, pregi e difetti: cosa dicono gli studi
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In Italia, la didattica a distanza (DaD), proseguita fino a fine anno scolastico 2020, è tornata, tranne brevi interruzioni, a partire dall’autunno 2020, in coincidenza della seconda ondata epidemica, ribattezzata col nome di Didattica integrata digitale (Did). Dal 5 novembre 2020, per effetto del Dpcm del 4/11, è stata applicata per tutti gli studenti delle superiori e delle seconde-terze medie delle Regioni con tassi di contagio più alti, mentre da marzo 2021, in coincidenza con la terza ondata epidemica, è stata estesa a 8 studenti italiani su 10, pari a 6,9 milioni di bambini e ragazzi. Il dibattito sulla didattica on line è ancora vivace nel mondo scientifico-scolastico, che si interroga sulla validità di quello che ha rappresentato, di fatto, un epocale esperimento educativo-scolastico.
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